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NUOVO DPCM DEL 13/10/2020; RISCHIO ELETTRICO E LEGIONELLA, ESPOSIZIONE AGENTI CANCEROGENI ED AI CAMPI ELETTROMAGNETICI
15/10/2020

COVID-19: NUOVO DPCM 13 OTTOBRE 2020

Il Consiglio dei Ministri il 13 ottobre 2020 ha approvato un decreto-legge, entrato in vigore il 14 ottobre, che introduce misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 e per la continuità operativa del sistema di allerta COVID. Con questo decreto entrano in vigore nuove prescrizioni che avranno validità fino al 13 novembre 2020, in sostituzione di quelle del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 7 agosto 2020, come prorogato dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 7 settembre 2020.

In sintesi, i dispositivi di protezione individuale dovranno essere indossati non solo nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, come già in passato, ma più in generale nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e anche in tutti i luoghi all’aperto. Si fa eccezione a tali obblighi, sia in luogo chiuso che all’aperto, nei casi in cui, per le caratteristiche del luogo o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi. Da tali obblighi restano esclusi i bambini di età inferiore ai sei anni, i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina e coloro che per interagire con questi ultimi versino nella stessa incompatibilità. Inoltre, l’uso della mascherina non sarà obbligatorio durante lo svolgimento dell’attività sportiva.

Sono inoltre fatti salvi i protocolli e linee-guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali. Ciò significa che nei luoghi di lavoro continuano ad applicarsi le vigenti regole di sicurezza.
Pertanto a causa dell’intensificarsi dello stato emergenziale, riproponiamo nuovamente (scarica qui l'allegato) una Sintesi informativa del Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19, che grazie al suo formato schematico e contenuto (una pagina) consigliamo di appendere all'ingresso dell'azienda, nella bacheca aziendale e comunque nelle aree più consone ad una maggiore visibilità.

I protocolli impongono l'uso della mascherina sul luogo di lavoro solo se non è garantibile il distanziamento minimo di un metro tra una postazione lavorativa e l'altra. Differenza sostanziale rispetto al concetto di isolamento citato nel nuovo DPCM. È consigliabile comunque che il lavoratore ce l'abbia sempre con se nell'eventualità che spostandosi dalla propria postazione lavorativa possa incontrare altri colleghi in aree aziendali più ristrette.
Ricordiamo inoltre l’importanza della costituzione di un comitato di applicazione del protocollo stesso, generalmente costituito da Datore di lavoro, Medico competente e RLS, la cui principale funzione è l’osservanza delle misure adottate e la proposta di miglioramento ed integrazione dei protocolli.
Altri obblighi e divieti sono i seguenti:

  • attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) consentite sino alle ore 24.00 con consumo al tavolo e sino alle ore 21.00 in assenza di consumo al tavolo; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, nonché la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze dopo le ore 21 e fermo restando l'obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro;
  • consentite le manifestazioni fieristiche ed i congressi, previa adozione di Protocolli validati dal comitato tecnico-scientifico;
  • le feste conseguenti alle cerimonie civili o religiose sono consentite con la partecipazione massima di n. 30 persone;
  • vietate le feste al chiuso e all’aperto.
  • Sono sospesi i viaggi di istruzione, le iniziative di scambio e gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche comunque denominate, programmate da istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado;
  • vietati gli sport amatoriali di contatto (calcetto, basket, ecc....), ivi comprese tutte le gare e competizioni connesse;
  • consentiti gli sport di contatto solo per le società professionistiche; possono continuare le proprie attività tutte le associazioni e società sportive dilettantistiche iscritte al Coni e al Comitato paraolimpico, comprese le palestre, che dovranno continuare a rispettare i protocolli fissati dalle rispettive federazioni.

Inoltre, il Ministero della Salute ha pubblicato la circolare n. 32850 del 12 ottobre 2020, con la quale aggiorna le indicazioni riguardo la durata e il termine dell’isolamento e della quarantena:

  • Le persone sintomatiche risultate positive alla ricerca di SARS-CoV-2 possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi accompagnato da un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi: 10 giorni, di cui almeno 3 giorni senza sintomi + test.
  • Le persone asintomatiche risultate positive alla ricerca di SARS-CoV-2 possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare con risultato negativo: 10 giorni + test.
  • Le persone che, pur non presentando più sintomi, continuano a risultare positive al test molecolare per SARS-CoV-2, in caso di assenza di sintomatologia da almeno una settimana, potranno interrompere l’isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi. Questo criterio potrà essere modulato dalle autorità sanitarie.
  • I contatti stretti di casi con infezione da SARS-CoV-2, confermati e identificati dalle autorità sanitarie, devono osservare alternativamente: un periodo di quarantena di 14 giorni dall’ultima esposizione al caso; un periodo di quarantena di 10 giorni dall’ultima esposizione con un test antigenico o molecolare negativo effettuato il decimo giorno.


VALUTAZIONE DEL RISCHIO ELETTRICO

La valutazione del rischio elettrico è un obbligo esplicitamente introdotto dal Titolo III del D. Lgs. 81/08.
Sebbene l'obbligo di valutare tutti i rischi fosse già presente nel D. Lgs. 626/94, l'odierna articolazione del D. Lgs. 81/08 specifica dei criteri per la valutazione del rischio elettrico e per l'identificazione delle misure di sicurezza, anche con riferimento alla "pertinente normativa tecnica" (tra le quali, attualmente, le norme CEI 11-27 EDIZIONE IV del 2014 e CEI 50110-1 EDIZIONE III del 2014).
Il Titolo III del D. Lgs. 81/08, al Capo III “Impianti e apparecchiature elettriche”, riprende e sviluppa gli obblighi del datore di lavoro connessi alla presenza e valutazione del rischio elettrico: appare rilevante l’esplicito obbligo introdotto dall’art. 80 “Obblighi del datore di lavoro”, comma 2, a carico del datore di lavoro, di valutare i rischi di natura elettrica connessi con la presenza di impianti e apparecchi elettrici, tenendo in considerazione tre principali aspetti:

  • le condizioni e le caratteristiche specifiche del lavoro considerando eventuali interferenze (e conseguenti rischi interferenti);
  • i rischi elettrici presenti nel luogo di lavoro;
  • tutte le condizioni di esercizio prevedibili degli impianti ed apparecchi elettrici.

Un pre-requisito per la valutazione del rischio elettrico è la rispondenza degli impianti elettrici ai requisiti di legge, ossia la realizzazione degli impianti secondo la “regola dell’arte”. La verifica di conformità degli impianti, in altri termini, è un’attività che deve essere svolta a monte della valutazione del rischio elettrico e che, se non dà luogo ad un riscontro positivo, determina già una condizione di rischio per i lavoratori inaccettabile.
Per garantire la conformità degli impianti elettrici il datore di lavoro dovrà:

  1. Accertarsi che l'impianto elettrico sia installato nel rispetto delle specifiche disposizioni applicabili, in particolare, che l'impianto elettrico sia progettato ed installato a regola d’arte, verificando la documentazione di progetto e le dichiarazioni di conformità rilasciate dagli installatori o facendo periziare l’impianto (richiedendo il rilascio della dichiarazione di rispondenza DIRI ai sensi del D.M. 37/08);
  2. Accertarsi che i fabbricati risultino protetti dalle scariche atmosferiche (art. 84 del D. Lgs. 81/08), ovvero dotati di idonei sistemi di protezione contro le scariche atmosferiche, in conformità alle norme tecniche (in particolare CEI EN 62305-2);
  3. Assoggettare l'impianto elettrico a regolare manutenzione e verifica in base ad un programma di controlli predisposto tenendo conto delle disposizioni legislative vigenti, delle indicazioni contenute nei manuali d'uso e manutenzione delle apparecchiature ricadenti nelle direttive specifiche di prodotto e di quelle indicate nelle pertinenti norme tecniche (ad es. guida CEI 0-10), comprovando con idonee registrazioni l’effettuazione di tale attività di manutenzione
  4. Assoggettare l'impianto elettrico alle previste verifiche periodiche di cui al D.P.R. 462/01 (attività documentata per mezzo dei verbali rilasciati dal soggetto verificatore);

In base alle precedenti considerazioni, dunque, la valutazione del rischio elettrico dovrà concentrarsi sui rischi residui, ovvero sui rischi non già prevenuti o protetti da una progettazione e realizzazione a regola d’arte, ed in particolare sui rischi elettrici connessi ad una non idonea manutenzione e verifica degli apparecchi (includendo in questa definizione anche le macchine) ed impianti elettrici, ad una carente informazione dei lavoratori sui rischi di natura elettrica e ad una insufficiente formazione sul corretto utilizzo degli apparecchi ed impianti elettrici.


LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO ELETTRICO PER GLI “UTILIZZATORI”

È evidente la differenza in termini di rischio tra i lavoratori che “impiegano” semplicemente l’impianto e le apparecchiature elettriche rispetto a quei lavoratori (generalmente indicati come "addetti ai lavori elettrici") che effettuano ad esempio operazioni di manutenzione degli impianti, ossia “lavori elettrici” (come definito dalla norma CEI 11-27 del 2014): nel primo caso la sostanziale “intrinseca” sicurezza di impianti ed apparecchi a norma garantisce un lavoratore, correttamente informato sui concetti basilari del rischio elettrico, mentre nel secondo caso solo una puntuale definizione dell’ambito di intervento del lavoratore addetto ai lavori elettrici, associata ad una specifica formazione e addestramento in merito al rischio elettrico, nonché alla fornitura ed utilizzo di D.P.I. idonei, consente di garantire il raggiungimento di livelli di sicurezza “accettabili”.


LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO ELETTRICO PER GLI “ADDETTI AI LAVORI ELETTRICI”: LE NORME CEI 11-27 E CEI 50110-1 DEL 2014

Per effettuare la valutazione del rischio elettrico per i lavoratori "Addetti ai lavori elettrici" e per la scelta delle misure di sicurezza, il datore di lavoro, dovrà riferirsi alle indicazioni rintracciabili nelle norme CEI 11-27 (IV EDIZIONE del 2014) e CEI 50110-1 (III EDIZIONE del 2014).
In merito ai lavori elettrici è necessario sottolineare che l’art. 82 stabilisce che i lavori sotto tensione sono innanzitutto vietati, tuttavia, quando inevitabilmente necessari per ragioni tecnico-organizzative, consentiti su impianti elettrici con tensione di sicurezza, o su impianti di categoria 0 e I, purché il lavoratore "addetto ai lavori elettrici" sia formato e addestrato ad operare rispettando i requisiti indicati nella norma CEI 11-27 e il datore di lavoro abbia attribuito formalmente l’idoneità allo svolgimento delle specifiche attività effettivamente svolte dal lavoratore (intendendo con ciò che l’idoneità non può essere generica, ossia per qualunque lavoro elettrico), e nel rispetto di procedure di lavoro previste dalle vigenti norme tecniche (CEI 11-27:2014 e CEI EN 50110-1:2014).

E' importante sottolineare che la nuova norma CEI 11-27 (IV Edizione 2014) introduce nuove figure professionali: la Persona o Unità Responsabile dell’impianto elettrico (URI) e la Persona o Unità Responsabile della realizzazione del Lavoro (URL). Queste nuove figure sono state introdotte per tener conto che nelle aziende/società strutturate organizzativamente (ad es. medie e grandi dimensioni) ogni attività lavorativa viene studiata e progettata più che da una singola persona, da uno staff aziendale. L’URI, se coincide con il Responsabile dell’Impianto per i lavori (RI), deve essere necessariamente una PES (Persona Esperta) mentre l’URL, se identificata in una persona, deve essere necessariamente una PES (Persona Esperta) che coincide con il Preposto alla conduzione del lavoro (PL).
La suddetta norma CEI 11-27 ribadisce comunque la necessità che le figure professionali del Responsabile dell’Impianto (RI) e del Preposto ai Lavori (PL) vadano individuate sempre prima di poter eseguire "lavori elettrici" e anche "non elettrici" con rischio elettrico (ad esempio lavori di potatura svolti vicino a linee aeree).
Il Datore di Lavoro dovrà quindi non solo valutare i rischi, ed in particolare il Rischio Elettrico ai sensi dell’art. 80 del D. Lgs.81/2008, individuando precise procedure di lavoro in sicurezza, ma anche assegnare precisi ruoli e responsabilità ai soggetti che rivestiranno queste funzioni, con evidenti compiti organizzativi e di supervisione nell'esecuzione di lavori elettrici che dovranno svolgersi, come previsto dal Titolo III del D. Lgs. 81/08, in conformità alla normativa vigente, ossia alle nuove norme CEI 11-27:2014 e CEI EN 50110-1:2014. Tali soggetti (URI, URL, RI, PL) dovranno quindi ricevere adeguata formazione.


LA QUALIFICA DEGLI ADDETTI AI LAVORI ELETTRICI SECONDO LA NORMA CEI 11-27 IV EDIZIONE DEL 2014

Come previsto dalla norma CEI 11-27, il datore di lavoro attribuisce per iscritto ai lavoratori addetti ai lavori elettrici la qualifica ad operare sugli impianti: tale qualifica può essere di persona esperta (PES), persona avvertita (PAV) ed idonea ai lavori elettrici sotto tensione (PEI). La suddetta norma fornisce quindi sia prescrizioni che linee guida al fine di individuare i requisiti minimi di formazione, in termini di conoscenze tecniche, di normativa e di sicurezza, nonché di capacità organizzativa e d’esecuzione pratica di attività nei lavori elettrici, che consentono di acquisire, sviluppare e mantenere la capacità delle persone esperte, avvertite e/o idonee ad effettuare in sicurezza lavori sugli impianti elettrici.
La valutazione del rischio elettrico per i lavoratori addetti ai lavori elettrici, pertanto, potrà determinare un giudizio “accettabile” se si verifica che:

  1. I lavoratori sono formati e addestrati all’effettuazione di lavori elettrici secondo la norma CEI 11-27;
  2. I lavoratori addetti ai lavori elettrici sono formalmente qualificati ai sensi della norma CEI 11-27 dal datore di lavoro per le specifiche attività effettivamente svolte dagli stessi;
  3. I lavoratori dispongono e adottano precise procedure di lavoro, conformi con quelle previste dalla norma CEI 11-27;
  4. I lavoratori addetti ai lavori elettrici sono dotati ed addestrati ad utilizzare attrezzature di lavoro e dispositivi di protezione individuali idonei e regolarmente verificati, in particolare conformi alle indicazioni della norma CEI 11-27, oltre che a quanto stabilito dal datore di lavoro a seguito della valutazione del rischio elettrico.

Per garantire sempre la conformità alle richieste normative e grazie alla propria esperienza nel settore, Geco Pesaro ha sviluppato una metodologia di valutazione del rischio elettrico, conforme ai requisiti legislativi (D. Lgs. 81/08, alle normative tecniche nazionali (CEI 11-27:2014 e CEI 50110-1:2014) e alla norma BS 18004.

I tecnici di Geco Pesaro, dunque, sono disponibili per informazioni e chiarimenti in merito alla valutazione del rischio elettrico.
Infine ricordiamo che GECO PESARO, ente di formazione accreditato, organizza specifici corsi di formazione sul rischio elettrico, nonché corsi di formazione per Addetti e Responsabili ai lavori elettrici in conformità alla norma CEI 11-27 2014.
Per prenotare tale tipo di servizio scarica qui il modulo Allegato.


VALUTAZIONE DEL RISCHIO LEGIONELLA

La legionellosi è un'infezione causata da un batterio chiamato Legionella (precisamente la specie Legionella pneumophila) che colpisce l'apparato respiratorio; si tratta di un batterio comunemente presente nell’ambiente naturale acquatico e da tale serbatoio naturale può passare nei serbatoi artificiali come impianti idrici e di climatizzazione, torri di raffreddamento, piscine, fontane, impianti di irrigazione. La Legionella preferisce habitat acquatici caldi, con una temperatura ottimale di crescita compresa tra 25 e 42°C.
La legionellosi viene contratta per via respiratoria, mediante inalazione di aerosol contaminato, in particolare da docce, rubinetti, impianti di idromassaggio, condizionatori d’aria, torri di raffreddamento, impianti di nebulizzazione.
In generale, sono a rischio tutti gli impianti che producono un moderato riscaldamento dell’acqua e la sua nebulizzazione.
In conformità alle Linee Guida nazionali e al Testo Unico sulla Sicurezza, ogni struttura con presenza delle sorgenti a rischio sopraindicate: strutture turistico-ricettive, sanitarie e socio-assistenziali, stabilimenti termali e assimilabili oppure Attività dotate di spogliatoi con docce deve:

  • effettuare una Valutazione del rischio per l’identificazione dei punti critici e delle misure di prevenzione da mettere in atto;
  • istituire un registro per la documentazione degli interventi previsti, periodici o straordinari (controllo temperature acqua, sanificazione impianti e accessori, ecc.) atti a rimuovere definitivamente o a contenere costantemente le criticità individuate.

Per prenotare tale tipo di servizio scarica qui il modulo Allegato.


REGISTRO DI ESPOSIZIONE AGLI AGENTI CANCEROGENI, MUTAGENI E BIOLOGICI

Si ribadisce che con l’entrata in vigore del Decreto Interministeriale n.183 del 25 maggio 2016, recante le regole tecniche per il funzionamento del SINP (Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro), dal 12 ottobre 2017 la trasmissione dei registri di esposizione a cancerogeni (polveri di legno duro ecc.), per le Ditte obbligate all’invio, potrà avvenire esclusivamente per via telematica.
La trasmissione deve essere effettuata direttamente da parte dell’azienda accedendo all'area dei servizi online del portale inail.it tramite l'inserimento delle credenziali in possesso dei soggetti stessi.
L’invio dei registri è a carico del datore di lavoro il quale dovrà:

  • Trasmettere i registri di esposizione e delle variazioni intervenute ogni tre anni e comunque ogni qualvolta l’istituto ne faccia richiesta utilizzando il portale;
  • Comunicare l’eventuale cessazione del rapporto di lavoro, con le variazioni sopravvenute dall’ultima comunicazione;
  • Comunicare l’eventuale cessazione dell’attività dell’impresa.

ll datore di lavoro e i suoi delegati, possono inserire, modificare, visualizzare i dati e trasmettere il Registro, mentre il Medico Competente, già censito sul portale dell’Istituto, una volta abilitato dal datore di lavoro, in adesione al ruolo attribuito dalla normativa, può inserire, modificare e visualizzare i dati ma non effettuare la trasmissione del Registro.


VALUTAZIONE DI ESPOSIZIONE A CAMPI ELETTROMAGNETICI

Con l’introduzione del D. Lgs. 159/2016 è stato rivisto e completato il quadro della disciplina riguardante la tutela dei lavoratori dall’esposizione professionale a Campi Elettromagnetici.
In particolare sono stati forniti i Valori Limiti di Esposizione (VLE) ai Campi Elettromagnetici, ossia i valori al di sopra dei quali i lavoratori potrebbero essere soggetti ad effetti dannosi, e i Valori di Azione (VA) che rappresentano i livelli operativi che garantiscono il rispetto dei relativi VLE.
Per quanto riguarda il campo di applicazione, questo provvedimento ha chiarito che le disposizioni di protezione della salute e sicurezza dall’esposizione a campi elettromagnetici riguardano solo gli effetti ad oggi noti e scientificamente provati. Di fatto si tratta degli effetti biofisici diretti e effetti indiretti a breve termine, mentre è esplicitato che non riguarda la protezione da effetti di esposizione a Campi elettromagnetici a lungo termine (per cui ad oggi le conoscenze scientifiche sono ancora troppo carenti).
Gli altri aspetti che la normativa indica di valutare sono quelli di tipo indiretto tra cui particolare rilevanza viene data all’interferenza dei Campi elettromagnetici con dispositivi medici impiantati nei lavoratori; altri aspetti indiretti sono, ad esempio, la propulsione di oggetti e l’innesco di incendi.
Viene quindi posta una certa attenzione riguardo la presenza di soggetti particolarmente sensibili al rischio quali: lavoratori portatori di dispositivi medici impiantabili attivi (stimolatori cardiaci, protesi auricolari, neuro stimolatori ecc.) o passivi contenenti metallo (ad esempio protesi, chiodi o piastre chirurgiche ecc.).
Alcuni esempi di sorgenti di campi elettromagnetici che possono essere presenti nelle aziende, che non sono “giustificabili” a priori e che quindi devono essere valutate, sottoposte a approfondimento ed eventuale misurazione sono riportate nel seguente elenco
(da ritenersi esemplificativo ma non esaustivo):

  • Forni fusori e riscaldatori a induzione;
  • Saldature;
  • Magnetizzatori e smagnetizzatori industriali;
  • Tutte le installazioni e impianti elettriche con correnti di fase nominale superiori a 100 A;
  • Cabine di trasformazione;
  • Apparecchiature mediche con impiego di campi elettromagnetici per diagnosi e terapie;
  • Elettrolisi industriale;
  • Sistemi elettrici di ricerca difetti nei materiali, ispezioni con particelle magnetiche;
  • Apparati industriali di essiccamento e riscaldamento a microonde;
  • Lampade attivate a radiofrequenza;
  • Radar. Inoltre è opportuno notare che potrebbero esservi dei rischi derivanti non da sorgenti utilizzate nel ciclo produttivo ma da infrastrutture installate nelle immediate vicinanze dei luoghi di lavoro (antenne di radiotrasmissione, elettrodotti, trasporti azionati elettricamente, ecc.).

Riguardo la opportunità di una valutazione dei capi elettromagnetici negli uffici dove spesso, in prossimità delle scrivanie dei lavoratori, sono posizionate antenne WiFi, server, quadri elettrici e fotocopiatrici multifunzioni, in questi casi l’unico modo per valutare compiutamente il rischio è solo quello di effettuare una serie di misurazioni che rendano oggettivo il non superamento dei limiti di legge.

La prestazione di cui sopra comprende la valutazione dei rischi derivanti dall’esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici (da 0 Hz a 300 GHz) (di seguito anche CEM) ai sensi del D. Lgs. 81/08 Titolo VIII capo IV e si estrinseca nelle seguenti fasi:

  • Reperimento informazioni circa le caratteristiche di esposizione a Campi elettromagnetici (CEM) dei lavoratori con evidenziazione dei tipi di sorgenti, mansioni esposte, tempistiche di esposizione.
  • Censimento delle sorgenti secondo Norma CEI EN 50499.
  • Valutazione delle emissioni e dei rischi associati secondo quanto indicato nelle norme di settore in funzione della frequenza della sorgente e tipologia di campo EM ovvero dai 5 Hz - 100 kHz relativamente ai campi di induzione magnetica in bassa frequenza e da 100 kHz a 3 GHz nella banda in radiofrequenza in campo elettrico.
  • Relazione Tecnica/ Documento di valutazione del Rischio CEM con valutazione della misura e caratterizzazione delle aree, confronto dei parametri rilevati in riferimento ai valori di azione e descrizione delle eventuali misure di prevenzione e protezione.

Il committente dovrà fornire le informazioni indicate nonché altri documenti eventualmente necessari (mansionari, planimetrie, certificazioni ritenute rilevanti al fine dello svolgimento della valutazione).

Per prenotare tale tipo di servizio scarica qui il modulo Allegato.

 

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